Per essere “pronti al 2022” i TV devono essere non solo equipaggiati di un decoder DVB-T2 con HEVC: a rigor di legge, infatti, è necessario che siano anche in grado di ricevere i canali a 10 bit, gestendo il profilo Main 10. Ma quali e quanti lo sono davvero? Cosa rischia chi non si adegua? Vediamo di approfondire la faccenda.

Recentemente abbiamo parlato del (ogni giorno più imminente) passaggio al digitale terrestre di 2° generazione, che richiederà la presenza di un decoder DVB-T2 – per giunta capace di ricevere del segnale inviato con compressione HEVC – “a bordo” del TV o opportunamente collegato accanto ad esso.

Abbiamo visto che il Governo ha previsto degli incentivi per l’acquisto dei decoder DVB-T2 (o dei TV idonei) e stabilito le modalità e i requisiti necessari per poterli richiedere: per chi vuole saperne di più abbiamo preparato uno specifico approfondimento.

Ma nell’impostare il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione il legislatore non si era fermato lì, anzi: con apprezzabile lungimiranza già nella legge 11/2015 – che introduceva l’obbligo di vendere solo TV con DVB-T2 integrato (o abbinati al relativo decoder) a partire dal 1° gennaio 2017 – aveva previsto che la norma si auto-aggiornasse di pari passo con le indicazioni prodotte mano a mano dalla International Telecommunication Union (ITU).

La ITU ha approvato la codifica HEVC con profilo Main 10 il 22 dicembre 2016 e siccome nella legge 11/2015 c’era scritto che i distributori devono adeguarsi ai nuovi standard entro 18 mesi, e i venditori entro 24 mesi, già dal dicembre 2018 dovremmo trovare in commercio solamente TV pronti non solo per il DVB-T2 ma anche per il profilo Main 10.

A ribadire questi concetti è proprio la disciplina dell’incentivo per l’acquisto dei decoder DVB-T2, che prevede espressamente che questi ultimi (o i TV che li integrano) debbano essere compatibili anche con il profilo Main 10, pena la decadenza dell’incentivo stesso.

Le norme sono chiare, ma pochissimi – anche tra gli addetti ai lavori – le conoscono davvero e, di conseguenza, si è creata una situazione confusa: a rigore, i venditori che non si sono ancora adeguati rischiano l’incriminazione per frode in commercio e potrebbero vedersi pure costretti a riprendere i TV acquistati dopo il 22 dicembre 2018 ma non rispondenti al requisito del profilo Main 10.

Va detto, comunque, che per ricevere le trasmissioni dopo lo switch off del 2022 non sarà necessario avere un decoder “anche” Main 10, bensì sufficiente uno DVB-T2 con HEVC. Però è importante sapere che, oggi come oggi, al momento dell’acquisto i negozianti sono tenuti a proporre dei TV con decoder (o dei decoder) DVB-T2 con HEVC e anche Main 10.

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Come difendersi? La prima “arma” a disposizione è l’informazione: se state per acquistare un TV nuovo, verificate che abbia un decoder DVB-T2 con HEVC (come ormai tutti dovrebbero avere) e chiedete lumi anche sulla compatibilità con il profilo Main 10.

I modelli più recenti non dovrebbero avere nessun tipo di problema da questo punto di vista, mentre per quelli un po’ più datati la situazione è nebulosa. Discorso ancora più complicato per i decoder, visto che al momento una gran parte di quelli in commercio non è “Main 10 ready”.

Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico è stata pubblicata una lista dei “prodotti idonei”, da consultare al momento dell’acquisto

Mentre speriamo comunque che le autorità possano arrivare a definire altre modalità più semplici di informazione, per esempio un bollino riconoscibile in grado di orientare i clienti nelle loro scelte d’acquisto con un semplice colpo d’occhio, il modo migliore per tenersi al riparo da qualche brutta esperienza è prestare attenzione anche a questo aspetto: Main 10.

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