Tra i 28 Paesi dell’Unione europea l’Italia si conferma agli ultimi posti per lo sviluppo digitale. Nel 2016 l’indice messo a punto dalla Commissione Ue colloca infatti il nostro Paese in 25esima posizione, in peggioramento rispetto alla 24esima dello scorso anno. Come scrive Bruxelles nel suo rapporto, nonostante nel corso degli ultimi 12 mesi ci siano stati «rapidi progressi», sono stati «pochi in relazione alla maggior parte degli indicatori».

L’Italia ha un problema fondamentale che rallenta il suo decollo online, ovvero «l’assenza di competenze digitali di base» che «è la ragione principale del basso tasso di adozione della banda larga fissa». È infatti ultima su 28 Paesi per la sua diffusione, ferma al 53% nonostante la copertura arrivi al 99%, mentre è al decimo posto per il decollo di quella mobile, con 75 abbonamenti su 100 persone. Scarsa anche la copertura delle reti di nuova generazione, al 44%, penultima tra i 28, e ancora meno sono gli abbonamenti, fermi al 5,4% che la colloca in 25esima posizione nell’Ue.

Questa è anche la ragione per cui il nostro Paese è ultimo per l’uso di Internet, in peggioramento rispetto alla 26esima posizione dell’ anno scorso. Solo il 57% degli italiani legge le notizie sul web (26esimi su 28), appena il 39% fa shopping online (25esimi), solo il 58% usa i social network (24esimi), solo il 43% usa i servizi bancari online (23esimi), appena il 34% fa videochiamate (22esimi) e solo il 19% guarda video on demand (19esimi). L’ unico settore in cui gli italiani sono più attivi della media europea è quello di giochi, musica e video: 12esimi con il 52% contro la media del 49%.

L’Italia è penalizzata, in particolare, da un deficit di competenze: basso numero di laureati (14 su 1.000, che equivale al 22esimo posto) e di esperti che lavorano nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (2,5%, 22esimo posto), pochi utenti in generale di Internet (solo il 63%, 25esimo posto) e ancora meno con le competenze di base necessarie (solo il 43%, 24esimo posto).

«L’Italia – sottolinea il rapporto della Commissione Ue – non può sperare di afferrare pienamente i benefici dell’economia digitale finché un terzo della sua popolazione si astiene dall’usare Internet regolarmente». Gli unici settori in cui il nostro Paese si avvicina alla media europea sono la pubblica amministrazione e la crescita del commercio elettronico. Nella PA l’Italia è 17esima, in peggioramento dal 16esimo posto dello scorso anno ma meglio in valore assoluto dell’indicatore. Ad abbassare la performance, anche in questo caso, è lo scarso uso che i cittadini fanno dei servizi digitali offerti dalla pubblica amministrazione, la cui disponibilità è in aumento.

Sul fronte dell’ utilizzo dei servizi digitali da parte delle imprese, l’Italia è 20esima. Le aziende, spiega Bruxelles, «non stanno facendo molti progressi nella diffusione di soluzioni di e-business, ma il canale di vendita dell’e-commerce sta guadagnando importanza». Al punto che il turnover è salito all’8,2%, posizionando le imprese italiane al 14esimo posto, sebbene la crescita di quelle che vendono online (il 6,5%, 25esime) e in altri Paesi (il 5,2%, 22esime) sia stata «meno spettacolare».

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